L'arcobaleno dentro di noi

Aggiornamento: gen 26

Avete notato che nel cuore nostro logo ci sono sette colori diversi? Sono i sette colori dei chakra, ma anche i sette colori dell’arcobaleno ed in questo articolo vi spiegheremo perché li abbiamo scelti.


Possedendo maggiore familiarità con la cultura occidentale, rispetto a quella orientale, abbiamo scelto di considerali come i sette colori dell’arcobaleno e raccontarvi cosa simboleggiano per noi alla Casa della Tartaruga.

Nel XVIII secolo il fisico Isaac Newton intuì che la luce bianca era composta da raggi colorati e scoprì che il colore degli oggetti che ci circondano era legato al modo in cui le loro superfici reagivano alla luce. Grazie alle sue scoperte, oggi sappiamo che un maglione giallo ai nostri occhi appare colorato perché assorbe tutti i colori dello spettro, tranne la componente gialla che viene riflessa, e che, più in generale, qualsiasi oggetto appare del colore che la sua superficie riflette con una frequenza di onda luminosa.

In base alla nostra esperienza di lavoro alla Casa della Tartaruga riteniamo che questo fenomeno sia estremamente interessante e che possa essere d’esempio per ciò che accade nelle relazioni tra le persone. Vi è mai capitato di collezionare una serie di esperienze analoghe e di domandarvi il perché? Concretizzare, ad esempio, che l’atteggiamento nei vostri confronti di molte persone fosse simile, oppure realizzare che ogni volta che pianificate un’azione di un certo tipo, alla fine si conclude con lo stesso esito?



Di seguito, attraverso un originale parallelismo con le scoperte scientifiche di Newton, vogliamo provare a fornirvi la nostra spiegazione a questi fenomeni.

Ciò gli altri recepiscono di noi va molto oltre a quello che intenzionalmente crediamo di comunicare e questo accade perché inviamo dei messaggi che passano attraverso canali differenti da quello verbale, di cui spesso non abbiamo piena padronanza. Pensiamo, per esempio, quando ad un colloquio di lavoro cerchiamo di mascherare la nostra agitazione e nel frattempo il nostro corpo inizia a palesare alcuni segnali che rendono il nostro stato emotivo inequivocabile. In questo casp l'interlocutore, oltre al messaggio che verbalizziamo, ne riceverà anche un altro attraverso il canale non verbale e capirà che siamo nervosi.

Il canale non verbale è molto vario e complesso ed include moltissime componenti: le espressioni del viso, i segnali paralinguistici (il tono, il volume, il timbro della voce...), la postura, il contatto oculare, i gesti, la prossemica e persino la “presenza”. Ogni volta che ci mettiamo in comunicazione con qualcuno, ciò che realmente viene recepito è il risultato di tutti i messaggi “non verbali” e “verbali”.

A proposito di comunicazione crediamo inoltre che nelle relazioni interpersonali con gli amici intimi, il partner, i familiari ed i figli, e più in generale nelle situazioni in cui il nostro coinvolgimento emotivo è elevato, le componenti non verbali risultino preponderanti rispetto a quelle verbali e, proprio per questa ragione, in molti casi si diventa difficile disinnescare le dinamiche disfunzionali, anche quando intenzionalmente ci impegniamo ad agire e a comunicare differentemente.

Per inviare messaggi differenti non è sufficiente dunque la nostra volontà, è necessario che si modifichi in noi molto altro. Questo “altro” noi lo chiamiamo “frequenza”, riferendoci a quella parte di noi stessi che, come accade con i colori, riflettiamo e non assorbiamo. Sulla base di queste premesse, siamo convinti che solamente modificando il nostro modo di sentire, interpretare e reagire, questa “frequenza” possa variare, consentendoci di sperimentare dei cambiamenti sensibili anche nelle nostre relazioni.



Cosa fare dunque in concreto per modificare la nostra “frequenza”?

Nei nostri incontri, attraverso un lavoro con il corpo, che non è altro che la nostra sorgente trasmettitrice, intervalliamo momenti di dialogo a sequenze di esercizi che si ispirano allo Yoga e, con gradualità e dolcezza, ci alleniamo ad ascoltarci più profondamente e ad aprire tutti i nostri canali.

All’interno di un percorso di autoconsapevolezza, esploriamo le nostre modalità di relazione per prendere coscienza degli effetti che la nostra frequenza esercita sia dentro di noi che all’esterno, iniziando a mettere in atto pensieri ed atteggiamenti nuovi.

Seguendo con fiducia questo metodo, cambiare “frequenza” si rivelerà un processo naturale. Come all’interno dello spettro di frequenza della luce, che per comodità è stato suddiviso nei sette colori dell’arcobaleno, anche se in verità non esiste alcuna separazione fra una frequenza e l’altra, così le nostre frequenze di vibrazione interiori non sono rigide ed ognuno di noi ci si può imparare a muoversi al loro interno.


Aspettate un momento, abbiamo parlato di frequenze di vibrazione, ma non è esattamente lo stesso concetto dei Chakra secondo il pensiero orientale? 😊

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