Origine

 

Una notte, durante un viaggio un Messico, ebbi modo di assistere alla deposizione delle uova da parte di un'enorme tartaruga marina, che aveva deciso di fermarsi proprio sulla spiaggia dell'albergo dove alloggiavamo a Tulum nella penisola dello Yucatan. Rimasi ad osservarla per tutto il tempo seduta sulla sabbia, poco distante al buio ed in silenzio, riuscendone a percepire i respiri e tutta la fatica di muoversi fuori dal suo ambiente primario, l'acqua.

Osservai i suoi movimenti potenti e costanti per creare con le grosse pinne una buca che fosse sufficientemente profonda da accogliere le uova, che a breve si sarebbero schiuse, dando la vita a centinaia di piccoli "tartarughini".  Ricordo che in seguito ci fu un lungo silenzio e compresi che era cominciata la fase di deposizione. Completata questa fase, la tartaruga riprese nuovamente a compiere gli stessi movimenti decisi per ricoprire meticolosamente la buca con la sabbia, affinché i predatori non riuscissero ad individuare il suo nido. Poi, scivolando sul bagnasciuga, sparì velocemente nelle profondità del mare. 

Il ranger che sorvegliava l'area protetta della spiaggia mi raccontò quali fossero le abitudini delle giovani tartarughe e appresi che questo antico ed affascinante animale, per i primi trent'anni della propria esistenza, è solito esplorare il mare compiendo lunghissimi viaggi. Terminato questo ciclo di vita decide di accoppiarsi e, solo in seguito, ritorna verso il luogo di nascita per deporre le uova, precisamente nello punto dove ha visto la luce per la prima volta.  Gli scienziati che hanno studiato questo fenomeno ritengono che questo comportamento sia possibile grazie ad una sorta di navigatore primordiale posizionato nella testa del carapace, in grado di percepire i campi magnetici e riportarlo sempre verso le spiagge destinate alla riproduzione, a prescindere dal luogo di partenza.

Rimasi profondamente affascinata da questo comportamento e divenne per me spunto di molte riflessioni.

Non accade forse anche a noi uomini di ritornare, anche solo metaforicamente, nel luogo dove siamo nati quando stiamo per diventare genitori? Non è forse in quel luogo, magari sollo nella nostra testa, che risiedono le nostre credenze più profonde sul significato di essere un buon padre o una buona madre? Dopotutto è sempre per somiglianza o per differenza con i nostri genitori che definiamo come riteniamo sia corretto comportarci con i nostri figli, in funzione della nostra esperienza più o meno positiva, e più o meno dolorosa.

La Casa della Tartaruga si propone di essere un luogo alternativo a quello che ciascuno di noi ha nel proprio cuore, dove poter sperimentare, dubitare, rimpiazzare, comprendere, accettare e percorrere nuovi sentieri di pensiero, con lo scopo di ridefinire cosa davvero per ciascuno di noi è buono o non lo è affatto, senza che vi sia un giudizio precostituito. 

Noi abbiamo la borsa pronta con tutti gli strumenti, e voi? Siete pronti a mettervi in viaggio?

Image by Jed Owen